Origini

Appartengo alla comunità arbëreshë, arrivata in Italia oltre cinque secoli fa dopo l’esodo dall’Albania.

Abbiamo custodito lingua e rito, attraversato due diaspore, chiesto e ottenuto riconoscimento e tutele, partecipato alla vita politica e culturale del Paese.
 Ma il riconoscimento non basta: ogni giorno siamo noi a rinnovare questa identità, parlando ancora la lingua, mantenendo vivi i riti, mettendoci in gioco come comunità aperta e resistente.

Questa storia non è folklore. 
È la prova che un’identità può durare nei secoli senza chiudersi, integrarsi senza assimilarsi, partecipare senza dissolversi.

Questa origine mi ha dato doppia lingua e doppia mappa: so guardare i contesti da dentro e da fuori, abitare le soglie, riconoscere ciò che tiene insieme una comunità anche quando non è visibile.

È da qui che nasce il mio lavoro: rendere leggibili e governabili i processi invisibili — capitali simbolici, linguaggi, legami — che tengono insieme comunità, istituzioni e decisioni.

Sono sociologa e advisor. 
Lavoro sul discorso pubblico come infrastruttura della fiducia: lo studio, lo presidio e lo trasformo affinché scelte, relazioni e decisioni diventino comprensibili, verificabili e condivisibili nel tempo.

Nel mio percorso ho attraversato istituzioni, organizzazioni, cultura e media, osservando da vicino come la fiducia si costruisce, si consuma e talvolta si spezza. Ho lavorato in contesti in cui linguaggi, decisioni e responsabilità avevano un costo pubblico, e in cui la qualità del discorso faceva la differenza tra legittimazione e conflitto, tra adesione e sospetto.

Parallelamente porto avanti ricerca e riflessione sui temi della fiducia, del complottismo e dei processi decisionali, intrecciando analisi sociologica e attenzione ai contesti reali in cui le scelte prendono forma. Questo sguardo accompagna anche la mia presenza nello spazio pubblico, dove intervengo come voce indipendente per interpretare linguaggi collettivi e trasformazioni sociali.

La scrittura è parte integrante del mio lavoro.
 Ogni testo è per me un esercizio di responsabilità pubblica: nominare con precisione, distinguere, restituire complessità senza semplificare.

Vivo tra Roma, la Calabria e il mondo.
 Poli diversi che mi ricordano che il pensiero ha bisogno di radici profonde, ma anche di movimento continuo.